Coronavirus, la tecnologia per la fase 2 c’è ed è napoletana

Una tecnologia che ci aiuti a rialzarci. Tutta napoletana.
Il risveglio dalla quarantena coronavirus passa anche per il lavoro di MC Sistemi, campana, basata a Torre Annunziata, produttrice di software.

«La nostra è una piccola realtà che ci sta dando però grandi soddisfazioni», afferma Daniele Perrella, professione sviluppatore.

Da diversi anni, lui e i suoi colleghi si occupano dello sviluppo di una piattaforma tech chiamata “Smart Occupancy” che raccoglie ed elabora dati in merito a quante persone entrano e a quante persone escono da un determinato spazio.

A collaborare con la MC Sistemi in questo progetto, la Checkpoint Systems, una multinazionale americana presente in circa 40 Paesi e leader mondiale per la produzione di antenne anti-taccheggio. 

Una partnership strategica, ma come funziona nel concreto questa piattaforma?
«Molti locali commerciali hanno attualmente telecamere che contano chi entra ed esce dal loro perimetro e che elaborano un semplice dato statistico: produrre un rapporto, cioè, tra ingressi e vendite. Questi “occhi” sono diventati molto sofisticati, alcuni distinguono anche uomini e donne. Noi non abbiamo fatto altro che sfruttarle, prendendo ed elaborando i loro dati in tempo reale collegando il tutto a un controller hardware. In questo modo la telecamera, anziché utilizzare le informazioni per puri fini statistici le invia al pc che mostra, a sua volta, la differenza tra ingressi e uscite».

 In che modo questi processi possono essere utili in chiave coronavirus?
«È possibile configurare soglie per area. Ad esempio: se nell’area “x” ci devono essere al massimo 10 persone, quando la soglia è raggiunta, il software è in grado di bloccare una porta o accendere una sorta di semaforo rosso. Molto semplice, ma molto utile. Tutto è nato lo scorso anno dopo i tragici fatti del concerto di Sfera Ebbasta, in cui morirono sei giovani accalcati. Ci fu allora un’ordinanza relativa al numero di ingressi da rispettare nei locali pubblici e noi, proprio in quella occasione lì, sviluppammo questo software per il Metropolitan di Napoli. Da cui l’ampliamento, l’implementazione».

Solo distanze sociali o che altro?
«Di fronte all’emergenza coronavirus, abbiamo innanzitutto pensato di mettere a disposizione la nostra piattaforma, rendendola visibile a chiunque. La stessa, inoltre, è stata potenziata con l’aggiunta di un dispositivo che funziona esattamente come quello già esistente, ma che, stavolta, rileva anche la temperatura corporea del singolo nel momento in cui entra nel negozio o è in fila all’ingresso di qualsiasi altra area a rischio affollamento. Un’invenzione molto importante, una vera e propria svolta, se pensiamo alle necessità che le aziende dovranno affrontare quando verrà il tempo di riaprire attività e saracinesche».

E che succede, dunque, nel momento in cui la persona entra o prova a entrare in un negozio? 
«Se non viene rilevato alcun sintomo febbrile, viene fatta passare. Se invece la temperatura è alterata sopra una certa soglia prestabilita, si può ad esempio allertare la guardia giurata cosicché possa a sua volta effettuare delle verifiche sulla persona per evitare che si diffonda il virus. E ancora: oltre all’immagine sullo schermo del pc o sul telefono cellulare della guardia, stiamo pensando ad esempio di coinvolgere anche lo smartwatch».

Un modello circoscritto ai negozi o state immaginando di ampliare un discorso del genere?
«Circoscritto ai negozi? Niente affatto. Perché le applicazioni hanno tutte le carte in regola per essere integrate nelle strutture socio-sanitarie, come le cliniche private, gli ambulatori, le farmacie ovviamente, ma anche le case di riposo, gli uffici postali, le banche, le palestre. Un sistema capillare e perfetto per far fronte al mantenimento delle distanze sociali imposte dalla normativa ma soprattutto dalla realtà attuale. Questa sorta di camera termica sarà utile nella fase due di questa epidemia perché quando tutti torneremo ad essere per strada potrebbe aiutarci in maniera determinante a capire se una persona è malata oppure no».

Si tratta ancora di un esperimento o ci sono realtà che hanno già adottato questo sistema? 
«La maggior parte dei supermercati ha già le telecamere conta persone o le antenne che sono in grado di rilevare ingressi e uscite con un fascio di luce. Quasi tutti sono dunque in grado di avere un conteggio del genere. Per le termiche, invece, qualcuno è in trattativa, ma c’è ancora parecchia strada da fare. Il motivo è essenzialmente il costo: maggiore perché l’hardware è più caro. L’eventuale corsa all’adeguamento tech, insomma, dipenderà con ogni probabilità da una questione fondamentale: i finanziamenti statali. Aspetto evidentemente determinante, specie per le piccole e medie imprese che hanno visto il loro fatturato azzerarsi in questi due mesi. Basterebbe poco, ma potrebbe essere davvero di grande aiuto». 

Un futuro difficile, ma non buio per un’Italia che si vuole rialzare.
«Non ci siamo mai fermati e da casa stiamo lavorando anche di più. Ci sentiamo tutti i giorni, siamo una piccola famiglia, ci vediamo la mattina quotidianamente, ci aggiorniamo sulle possibilità e abbiamo progetti enormi: stiamo andando bene», striglia gli umori Daniele con voce carica di speranza. 
«Ci aspetta ancora un domani in salita, ma la maggior parte delle persone che conosco si sta rimboccando le maniche. Presto saremo in grado di trasformare un momento di difficoltà in un momento di ripresa».

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